Come mosche al miele – capitolo secondo della saga Raineri-Barigazzi – sinossi

Come mosche al miele 02Un curioso ed eterogeneo terzetto composto da Luca, sua zia Assunta, e Paolino, ormai diventato scultore di chiara fama, parte dalle colline del Monferrato e si reca per una breve trasferta in un improbabile paese della Calabria per assistere all’eccezionale evento religioso organizzato da don Gaudenzio. La grande attrazione è l’urna contenente i sacri chiodi, che sarà recata in processione per la gioia dei fedeli, ignari che si tratti di una mistificazione e il prodotto di un brillante colpo di genio del giovane architetto Luca. Gli equivoci si susseguono veloci, nuovi personaggi perlopiù stravaganti compaiono nella storia complicando la vita dei tre protagonisti. Episodi rocamboleschi, licenziosi e imbarazzanti movimentano quella che per i turisti piemontesi dovrebbe essere solo una serena e rigenerante vacanza, fino a condurli al momento più intenso della narrazione: un vorticoso carosello di animi eccitati che culminerà in una tragicomica apocalisse.

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Controcommedia – sinossi

Controcommedia 02Controcommedia – sinossi

In Controcommedia, la narrazione si sviluppa in cinquantasei frammenti, interrotti dagli attori o dall’autore stesso, per chiarimenti, critiche o suggerimenti, creando così un testo nel testo, un metaromanzo che si sviluppa in modo casuale, o apparentemente tale. L’indecisione, la scarsità creativa, i continui ripensamenti, e alcune improprietà grossolane che compaiono talvolta nella narrazione, costringono l’autore a rivedere il testo e a riscriverlo, in dubbio se si giunga mai a un livello accettabile e che giustifichi il suo invio per la stampa. L’intreccio prende corpo in base alle istruzioni dell’autore, intercalato da goffe e fuori luogo aggressioni verbali da parte dei protagonisti della storia, che man mano si materializzano sulla scena, provenienti da appunti cartacei male archiviati o da file dimenticati nelle recondite profondità di un computer. Da queste interazioni, confronti e, in molti casi, scontri, l’autore trarrà spunto per scrivere il proprio romanzo.

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Babele N.12 – sinossi

Babele N.12 02Babele N.12 – sinossi

Enzo non dimostra particolari qualità, è un uomo comune. È un piccolo imprenditore che, nell’ultimo disperato tentativo di risollevare la propria azienda in crisi, intraprende un breve viaggio d’affari in cui ripone grandi speranze. Quando è quasi prossimo alla meta, un evento quanto mai insolito lo fa deviare dal proprio percorso, costringendolo a trovare rifugio per la notte all’interno di un agglomerato urbano, a metà tra la città e la campagna, un luogo sconosciuto e che per tutto il romanzo rimarrà senza nome. I personaggi che incontra sono stravaganti, per molti versi sgradevoli, persino violenti. Enzo si ritrova, senza che ne abbia colpa, in una situazione paradossale che, nonostante le stranezze, è verosimile e non augurabile a nessuno. È calato in una realtà dove esistono regole strampalate, che sono applicate a suo danno, e lo costringono in quel luogo da cui farà di tutto per fuggire.

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Tre punte di ruggine – sinossi

Tre punte di ruggine 02L’interesse suscitato ad arte intorno ai sotterranei di una chiesa da parte di un giovane architetto in cerca di rivalsa, mette in pericolo la tranquilla esistenza di un parroco dedito non solo a esercizi spirituali ma anche a pratiche più laiche e profane che hanno per oggetto la materia sensibile. Sullo sfondo delle colline piemontesi, tra un filare di Barbera e uno di Grignolino, un imbarazzante segreto rischia di affiorare, spinto in superficie dagli abitanti di un intero paese smaniosi di apprendere la verità che fino ad allora era stata loro negata. Le vicende di due famiglie, diverse per cultura e mentalità, s’intrecciano con gli interessi di una curia attenta al proprio gregge e al patrimonio della diocesi, in una storia stravagante e dai toni goffamente piccanti.

Babele N.12 – estratto – pag. 41

[…] “E se avessi ragione e fossero davvero animati da cattive intenzioni? Avrebbero tutto il tempo di scendere e bloccarmi prima che tocchi la maniglia, uno di loro potrebbe estrarre una rivoltella e appoggiarmela sulla fronte; sentirei il freddo del metallo sulla pelle, il clic del grilletto, forse lo sparo, e poi più nulla”.

Sebbene l’iniziativa equivalesse a ridurre la distanza tra lui e la minaccia, s’incamminò verso la propria autovettura, pronto a balzarvi dentro, in caso di pericolo, e darsi alla fuga. Nel caso in cui la situazione si fosse messa al peggio, sarebbe entrato in auto dal lato del passeggero, si sarebbe chiuso dentro con la sicura e, scavalcando il freno a mano, avrebbe raggiunto la postazione di guida; l’auto era già in moto, avrebbe dovuto solo inserire la marcia e si sarebbe allontanato a gran velocità.

La massa di lamiera scura era lenta, pressoché ferma, vicinissima.
Si ricordò, all’improvviso, che sotto il sedile del passeggero giaceva inutilizzato da tempi immemorabili il bloccasterzo, una solida barra di ferro lunga un’ottantina di centimetri, un utile arnese dalle eccellenti proprietà contundenti, quanto mai provvidenziale in quella circostanza!

Afferrò la maniglia dello sportello posteriore…

Babele N.12 02

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Osvaldino Patrucco – I personaggi di Nolde – Tre punte di ruggine

Nota: per questo personaggio, forse il mio preferito, mi sono ispirato al volto e alla costituzione fisica del bravissimo attore Tim Roth ai tempi in cui era trentenne. Per quanto riguarda, invece, le deplorevoli caratteristiche morali di Osvaldino: a una mia conoscenza, ma non posso fare nomi, non sarebbe elegante.

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In quel mentre bussarono alla porta dello studio.
– Avanti,– fece il Barigazzi, ed entrò il ragionier Conticini. – Dica, ragioniere.
– Mi scusi cavaliere… – e rivolgendosi alla signora Olga: – È venuta in ufficio la sua domestica per avvertire che è arrivato il signor Osvaldo.
– Sì, mi ha detto che sarebbe passato.
– Ecco, ci voleva giusto lui a completare la giornata! – esclamò il Barigazzi indispettito.
– Gli dica che arrivo, – disse Olga al contabile.
– No, lo faccia venire qua. Vediamo quali novità ci porta tuo fratello, voglio sentire anch’io. Ogni volta che viene è perché ha combinato qualche casino e ha bisogno di aiuto. Ce lo porti, ragioniere, lo faccia accomodare, quel bel tomo.
Dopo pochi minuti entrò Osvaldino, sorridente e sicuro di sé. Indossava una giacchettina corta alla moda che sapeva di nuovo e pareva essere appena stato dal parrucchiere.
– Ciao sorellina. Augusto…
Fratello e sorella si abbracciarono scambiandosi baci sulle guance.
– Osvaldino, cosa ti porta da noi? – gli chiese il Barigazzi.
– Nulla di particolare. Sono solo venuto a salutare la mia sorellina, anche se essendo più giovane di lei di otto anni e di una spanna più basso la dovrei chiamare sorellona, ma sorellina mi piace di più.
– Però, che cognato tenero e premuroso che mi sono ritrovato! E dimmi Osvaldino, oltre al piacere di far visita a tua sorella, quale altro motivo c’è sotto?
– Nessuno; perché, ci dovrebbe essere?
– No, no, meglio così! Quando vieni qua da noi, in genere è solo per chiedere soldi; del resto, non avendo un lavoro e nemmeno volendo cercarlo…
– Guarda che ti sbagli, io ce l’ho un lavoro.
– Questa è bella! Tu, un lavoro! E quale lavoro sarebbe?
– Intermediario d’affari.
Il Barigazzi diede una serie di colpi di tosse e spinse il busto massiccio in avanti per evitare di strozzarsi. La moglie gli versò dell’acqua in un bicchiere. Terminato di bere e in parte ripresosi dall’aver udito quella bizzarra affermazione commentò sogghignando:
– Intermediario d’affari? Bel mestiere! Ti si addice proprio!
– Già! Più o meno quello che fai tu.
– Quindi, non sei venuto a chiedere soldi a tua sorella?
– Non sia mai!
– E di quali affari ti staresti occupando? Sentiamo un po’.
– Antiquariato.
– M’immagino che genere di antiquariato! – ridacchiò il Barigazzi. – Piazzerai cianfrusaglie raccattate in qualche discarica a dei poveri sprovveduti, in combutta con qualche rigattiere morto di fame quanto te.
– Ti sbagli di grosso! Tratto solo pezzi importanti e con antiquari accreditati che conoscono bene il mestiere; poi, per quanto riguarda la mia clientela, ti faccio solo un esempio: lo conosci il notaio Gervasutti?
– Certo che lo conosco!
– Meno di una settimana fa gli ho venduto una cassapanca del cinquecento.
– Lo dicevo io che Gervasutti si era rincoglionito! Per arrivare a comprare una cassapanca da te!
– E su, Augusto! Diamo un po’ di fiducia a Osvaldino, che sia la volta buona che riesca a imboccare la strada giusta! – intervenne Olga, che nel corso degli anni non aveva mai smesso di prendere le difese del fratello.
– Sarà, ma non mi convince.
– Basta guardare il tuo studio: è arredato con mobili dozzinali, da supermercato. Per fortuna in casa vostra ci ha pensato mia sorella!
– Ha parlato l’esperto che, guarda caso, vive in una topaia!
– Non sarò un grande esperto ma in confronto a te, ignorante come sei, mi sento uno scienziato. E poi quella topaia è di tua proprietà.
– E tu nemmeno mi paghi l’affitto!
– Buoni! – intervenne di nuovo Olga, cercando di evitare che i due si accapigliassero come accadeva di solito, e si rivolse al consorte: – Augusto, poiché Osvaldino si sta occupando di antiquariato, non potrebbe…
Osvaldino drizzò collo e orecchie.
– Olga, ti rendi conto di quello che stai dicendo? – le rispose sconcertato il Barigazzi.
– E dai, mettilo alla prova.
– Non ci penso nemmeno!
– E dai!
– Neanche se mi ammazzano!
– Augusto! – Olga pronunciò il nome del marito con quel tono che lui conosceva bene, e che voleva dire che se non l’avesse accontentata prima o poi lei gliela avrebbe fatta pagare.
– E va bene! Ma solo perché è tuo fratello. Un altro della sua specie l’avrei già preso a calci e fatto rotolare giù dalle scale, – e si rivolse al cognato: – Dai, vediamo un po’, grande esperto di antiquariato, vediamo se riesci a portare a termine un affare.
– Sentiamo; di che hai bisogno?
– L’ultima cosa di cui ho bisogno è di dovermi servire di uno come te, ma ho la sventura che tu sia mio cognato!
– Vuoi dirmi cosa ti serve o facciamo notte?
– Ho bisogno di un libro antico, devo fare un regalo.
– Un libro antico! Che libro?
– E che ne so di che libro! Uno qualunque, è un regalo per uno importante e devo fare bella figura.
– Arte e cultura al posto delle solite mazzette: stai diventando raffinato!
– Piantala! Sei in grado di trovare qualcosa che faccia al caso mio?
– Direi! È il mio campo.
– Di bene in meglio, adesso i libri antichi sono diventati il tuo campo! Oggi deve essere il mio giorno fortunato! Dai, vai avanti.
– Di libri antichi ce ne sono un’infinità, dimmi almeno quanto hai intenzione di spendere!
– Non più di centomila lire.
– Tu sei pazzo! Con quella cifra al massimo posso andare giù in edicola a comprarti un paio di riviste e un pacchetto di figurine. Per avere qualcosa d’importante e fare bella figura come vuoi tu, ne servono almeno quattrocento, se non addirittura cinquecento!
– Senti, facciamo centocinquanta, e ti tieni in tasca quello che avanzi.
– Più le spese.
– Quali spese?
– Augusto, Osvaldino ha ragione, – intervenne ancora una volta Olga. – In fondo gli hai affidato un incarico.
– Va bene, facciamo diecimila per le spese.
– Facciamo ventimila e non ne parliamo più, – rilanciò Osvaldino.
– Che ho fatto di male per imparentarmi con uno così? – si lamentò il cavalier Barigazzi. Sollevò la corpacciuta figura dalla poltrona e si diresse verso una cassettiera a lato della scrivania. Con un’espressione contrariata sul volto, aprì un cassetto chiuso a chiave e prese due biglietti da diecimila che diede al cognato.
– E il resto? – saltò su Osvaldino.
– Quale resto?
– Le centocinquanta per il libro?
– Non mi dirai che le vuoi adesso!
– E bravo lui! – esclamò il cognato alzando gli occhi al cielo e accennando una mezza piroetta. – E secondo te, con cosa lo pago il libro? Non vorrai che te li anticipi io?!
– In effetti, potrebbe essere difficile. Sono sicuro che in tasca non avrai più di duecento lire, se le hai.
Olga si avvicinò al marito e gli appoggiò una mano sulla spalla per invitarlo a una maggiore accondiscendenza.
Il Barigazzi si rassegnò. Sbuffando e scuotendo la testa, tornò alla cassettiera, e prelevò il resto del denaro che con fare esitante diede al cognato.
– Ecco, in totale sono centosettantamila lire. Vedi di non fare come tuo solito!
Osvaldino intascò i soldi, salutò e uscì.
Augusto, con l’intensità nella voce di chi si è appena dato una martellata sulle balle da solo, si rivolse alla moglie:
– Anche se è inutile che te lo dica, lo sai che quei soldi non li rivedremo più?
– Dai, fidati, per una volta.
– Mi devo essere rincoglionito come il notaio Gervasutti, non c’è altra spiegazione. Tutti quei soldi in mano a Osvaldino, e per cosa, poi? Per un libro che, sono sicuro, non vedremo mai! Mah… da qui alla prossima settimana troveremo qualcosa da portare al vescovo.

Solo due giorni dopo quell’incontro, il ragionier Conticini annunciò al cavalier Barigazzi la visita del cognato.
– Non ci posso credere! Ero convinto che non l’avrei rivisto prima di un mese o due, quando avesse finito i soldi, e invece eccolo! Ragioniere, lo faccia entrare!
– Che sei riuscito a combinare? – chiese il cavalier Barigazzi appena si trovò davanti Osvaldino.
– Ora vedrai quale meraviglia ti ha procurato il tuo splendido cognato!
– Vediamo, sono curioso.
Osvaldino appoggiò una grossa scatola di cartone sulla scrivania. Augusto la aprì e dopo aver trafficato un poco per svolgere il telo che lo avvolgeva, prese in mano il volume.
– E questo cos’è? È grande quasi quanto un giornale!
– Quello che mi avevi chiesto.
– Sarà! Fammi leggere… ma che c’è scritto? Non si capisce niente! Che razza di lingua è?
– È scritto in latino, bestia!
– In latino?
– Non sono mica tutti ignoranti come te! È un testo del Seicento, una prima edizione.
– Perbacco, una prima edizione! E che vuol dire?
– Vuol dire che per averlo ho sborsato un mucchio di soldi e che in tasca mi è rimasto niente.
Il Barigazzi si mise a esaminare il grosso libro con maggiore attenzione. In effetti, sembrava parecchio antico, con alcune macchie di colore rosso e blu che impreziosivano alcune lettere più grandi delle altre. Sebbene non avesse la benché minima competenza in materia, giudicò, o meglio azzardò, che potesse avere un qualche valore. Lo soddisfò molto anche l’involucro in cui era custodito, rigido, solido, di buon cartone, con una serie di etichette e scritte misteriose che non riuscì a decifrare eccetto un numero, forse una data: 1601. Ma più di ogni altra cosa apprezzò il telo che avvolgeva il volume e che decise si trattasse di lino, e reputò che i fini e preziosi ricami in oro e argento raffiguranti Cristo in croce si confacessero perfettamente al gusto di un uomo di chiesa.
– Va bene! Anche se il libro non mi convince più di tanto. Speriamo solo che chi lo debba ricevere lo apprezzi, – commentò il Barigazzi.
– Farai una splendida figura, puoi star tranquillo.
– Si può sapere qual è il titolo e di cosa tratta?
– Non te lo so dire. Ho provato a sfogliarlo ma non sono riuscito a capire. Di sicuro è un testo di chiesa, da quel poco che mi ricordo di latino, sai, una parola qua, una là… del resto, agli inizi del seicento non avevi grandi possibilità: o scrivevi di Dio e della Madonna o finivi al rogo.
– Per una volta mi sa che hai ragione. Va bene, poiché ti sei dato da fare e me lo hai portato nei tempi stabiliti ti darò ancora un diecimila, ma non andare di là a chiedere altri soldi a tua sorella.
– Facciamo due da diecimila, li preferisco.
– Facciamo che io te ne do uno solo e che tu ti levi subito dalle balle!
– Vada per il diecimila!

Tre punte di ruggine 02

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